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Pensavo fosse amore e invece era un calesse: cronaca di un’ingloriosa degustazione

  • 25 apr 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Al Finger’s Garden di Milano entri con un sorriso ed esci con una smorfia.


Quando sono andata a documentarmi sul ristorante che avremmo visitato con la classe di Critica Enogastronomica, subito la curiosità di perdermi in quel giardino zen  lontano dal traffico milanese, mi ha assalita.


In effetti, all’arrivo il cortile interno ricorda un luogo fermo nel tempo, con i bonsai adornati da fiabesche lucine e le carpe che scivolano elegantemente nell’acqua dei piccoli stagni. Dentro, la luce soffusa rilassa il corpo e la mente.



La nostra lunga tavolata è apparecchiata e il personale di sala ci fa accomodare. Un giovanotto serve il vino senza attendere l’assaggio ma sono troppo impaziente di scoprire con che leccornia inizieremo questo viaggio culinario e così non contesto.


L’amuse bouche mi lascia interdetta, i sapori sono confusi e la polpetta con l’asparago finisce per rimanere per metà abbandonata nel triste piattino anemico.

Sfortunatamente è un susseguirsi di portate sbagliate: la capasanta è troppo secca e ha un retrogusto metallico, il rotolino di salmone e polpa di granchio sembra essere un arido avanzo dell’aperitivo del giorno prima, la crocchetta di gambero ha l’aria esausta come l’olio in cui è stata fritta.





Qui manca tutto. Non vedo un filo conduttore nella degustazione, gli ingredienti mancano di vitalità, l'impiattamento è povero e il personale di sala continua a perdere colpi in maniera direttamente proporzionale alla nostra insoddisfazione. Anch’io ho perso qualcosa:  l’entusiasmo dell’arrivo. E mi rendo conto che l’atmosfera tra noi commensali si sta facendo pesante, come quello che abbiamo ormai tutti sullo stomaco.


Il titolare si offre di controllare cosa sia andato storto in cucina. Pare che la qualità sia “la solita” il che fa presagire che non siamo semplicemente capitati in una serata sbagliata ma che siamo spettatori di un declino. Quello che un tempo veniva citato come ritrovo alla moda,ristorante innovativo nei suoi accostamenti, oggi lascia spazio ad una brigata abbandonata a se stessa che ha perso identità e, a quanto pare, anche la voglia di fare quell’extra mile.

Nemmeno per noi, studenti entusiasti e affamati. Di vita, di sapere e di sapori.



Finger’s garden

Via Keplero, Milano

Menu Degustazione 90€ (escluso vino)


Emanuela Pacifico


 
 
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